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. Light . . therapy

La luce che cura

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- Che la luce possa influenzare il tono dell'umore e la qualità di vita non è davvero un mistero. Basta pensare a come l'intensità e il tipo di illuminazione presente in una stanza può renderla più o meno accogliente o, più ancora, a come le variazioni della luce ambientale associate ai cambi di stagione o alle condizioni atmosferiche riescano a renderci vitali e brillanti in una giornata di sole primaverile oppure a farci sentire malinconici, assonnati e privi di energie in un nebbioso mattino invernale.

- Se per la maggior parte delle persone questi effetti sono tutto sommato relativi, per chi sofre di disturbi dell'umore le modificazioni della quantità di luce possono rapressentare sia la causa scatenante della malattia, come avviene nel caso della depressione autunnale, sia la cura, come è stato dimostrato dall'esperienza maturata negli ultimi vent'anni con la light therapy.

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. . . La luce che cura

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- Le prime evidenze cliniche sulla capacità della luce di influenzare l'andamento dei disturbi affettivi, come la depressione e il disturbo bi-polare (caratterizzato dall'alternanza di umore depresso ed euforico), furono ottenuti in pazienti affetti da forme non stagionali, ovvero potenzionalmente presenti in un qualunque periodo dell'anno. I tentativi iniziali di sfruttare i raggi luminosi a scopo terapeutico si sono concentrati però sul trattamento del disturbo affettivo stagionale, o Sad , ovvero della variante che si riteneva dovesse rispondere in modo più rapido e marcato all'esposizione alla luce.

- Descritto per la prima volta all'inizio degli anni Ottanta il Sad si presenta come una depressione invernale ricorrente che comincia puntualmente nel tardo autunno e si esaurisce con l'arrivo della primavera. Spesso, la riduzione del tono dell'umore è accompagnata da altri sintomi, come il desiderio irrefrenabile di carboidrati e il conseguente aumento di peso, mancanza di energia, perdita di interesse sessuale e occasionalmente, tendenza a dormire molto, anche durante il giorno. Tutti cambiamenti che ricordano molto da vicino le modificazioni fisiologiche e comportamentali che si verificano in altri mammiferi in risposta alle variazioni stagionali dell'illuminazione solare, quasi si trattasse di una variante umana del letargo invernale di ghiri e marmotte.

- In maniera del tutto intuitiva i medici pensano, di curare il Sad sottoponendo i pazienti all'irraggiamento con alti livelli di luce brillante artificiale per due volte al giorno (la prima, al mattino presto, la seconda, nel tardo pomeriggio) con l'obiettivo di aumentare la durata totale dell'esposizione quotidiana alla luce fino a farla avvicinare a quella tipica delle giornate estive. L'approccio funzionò, facendo regredire i sintomi depressivi nella maggior parte delle persone trattate.

- Da allora, gli studi si sono susseguiti portando a una sempre migliore definizione della tecnica.

- Tanto che oggi, la terapia della luce è considerata l'intervento terapeutico di elezione per la depressione stagionale, da sola o associata a farmaci antidepressivi specifici. Sicura e sostanzialmente priva di effetti collaterali, la terapia della luce è risultata efficace anche nella gestione di altri disturbi psichiatrici, come la bulimia nervosa e l'abuso di droghe e alcol.

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. . . Come e quando

- Durante una seduta di light therapy, effettuata sempre in ospedale in condizioni controllate non è necessario fare nulla di particolare. Basta sedersi davanti ad una lampada o a uno schermo che emette luce brillante a elevata intensità, a distanza ravvicinata, con la testa orientata in direzione della lampada, ma senza guardarla direttamente per non sensibilizzare gli occhi.

- La durata della seduta e in media di mezz'ora, ma in realtà il tempo ottimale deve essere definito in base alla risposta individuale. Riguardo alla frequenza e al momento di applicazione della terapia, esistono da sempre diverse correnti di pensiero.

- L'intensità di luce utilizzata negli studi clinici è in media di 10mila lux, pari circa a quella presente all'aria aperta in una giornata nuvolosa (il lux è l'unità di misura della luce). Ma simili intensità, che potrebbero procurare fastidiosi effetti collaterali (mal di testa, sensibilizzazioni agli occhi e alterazioni del sonno) se applicate in un trattamento prolungato, non sono in realtà necessarie.

- Prove cliniche riguardanti una particolare modalità di terapia della luce detta di "simulazione dell'alba", hanno dimostrato che anche irraggiamenti molto più modesti, pari a 250lux, sono efficaci nella maggior parte dei pazienti.

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. . . Si può aggire anche nel sonno

- Oltre all'esposizione controllata dalla luce, per migliorare il tono dell'umore sia nelle persone con depressione maggiore, sia in chi soffre di disturbo bipolare si possono utilizzare tecniche di manipolazione del sonno.

- Per la depressione, si attua la cosiddetta "deprivazione del sonno". Viene effettuata in ospedale e consiste nel tener sveglio il paziente per 36 ore consecutive, intrattenendolo con attività piacevoli o semplicemente chiacchierando e lasciando sempre la luce accessa.

- In genere, per ottenere un risultato duraturo, servono almeno 3 cicli di deprivazione consecutivi e intervallati da una notte di recupero, nella quale si può dormire quanto si vuole. Per attenuare l'euforia, al contrario, si cerca di aumentare il più possibile le ore di sonno, lasciando la persona a letto, in silenzio con una musica rilassante a basso volume, al buio e chiedendogli di non muoversi. Lo schema tipico prevede la permanenza a letto per almeno 14 ore, per tre giorni consecutivi. Questo secondo approccio è chiamato dark therapy.

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. . . Il segreto stà nell'orologio

- La luce rappresenta il principale sincronizzatore dei ritmi circadiani, una serie di meccanismi, sviluppati nel corso dell'evoluzione e almeno in parte geneticamente determinati, che consente agli organismi viventi di coordinare le proprie funzioni biologiche adattandole alle modificazioni giornaliere dell'ambiente esterno e che risultano alterati nelle persone sofferenti di disturbi dell'umore.

- Gli effetti della luce sul sistema nervoso centrale sono mediati dagli occhi. La retina stimolata dai raggi luminosi invia segnali a una zona del cervello ben definita, chiamata nucleo soprachiasmatico dell'ipotalamo (Scn). Questo centro nervoso controlla in primo luogo il ritmo sonno-veglia, ma anche il tono dell'umore, la temperatura corporea, il metabolismo basale, la circolazione del sangue, la produzione di urina, la crescita di peli e capelli.

- Il primo ad accorgersi di questa risonanza tra gli esseri viventi e l'ambiente fu il fisico francese Jean Jacques d'Ortus de Marain nel 1729, osservando le piante di mimosa, che muovevano le foglie in modo caratteristico in relazione all'ora del giorno. Da allora le prove dell'esistenza dei ritmi circadiani si sono moltiplicate, tanto da portare a pensare di poterli sfruttare a scopo terapeutico, come nel caso della light therapy contro la depressione.

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