| - * Claudicatio
intermittens E' una delle non molte
malattie ancora chiamate in latino: claudicatio
intermittens, ovvero zoppia intermittente. In
altre parole si tratta di una manifestazione
dolorosa, solitamente localizzata al polpaccio,
che compare dopo un certo periodo che si cammina,
ed è per questo che l'altra denominazione, meno
scientifica, è malattia delle vetrine. Potrebbe
somigliare all'effetto delle varici o di una
flebite, ma in questo caso le vene non c'entrano:
sono in gioco le arterie, e va detto subito che
nella stragrande maggioranza dei casi è dovuta
all'aterosclerosi, cioè alla formazione della
placca aterosclerotica sulla parete dell'arteria.
Placca che, in tempi più o meno lunghi, conduce
all'ostruzione del vaso.
Di
conseguenza, la claudicatio intermittens, salvo
casi abbastanza limitati, è sempre indizio di
una situazione di sofferenza più complessiva
delle arterie.
- * Sintomi, diagnosi
La diagnosi
di questo disturbo è prevalentemente clinica, si
basa cioè sulla storia del paziente e l'analisi
dei sintomi. La principale manifestazione è un
dolore al polpaccio, e meno frequentemente alla
coscia e al gluteo, che si acuisce con l'esercizio
e si attenua col riposo; la sensazione può
essere simile a quella di un crampo e può
accompagnarsi a un'impressione di debolezza della
gamba.
A volte ci
sono spasmi e la comparsa dei sintomi è
tanto più rapida quanto più intenso è lo
sforzo.
Sforzo che è
comunque necessario: se il dolore compare
semplicemente perché si resta in piedi è più
probabile che si tratti di un problema venoso.
Un altro
elemento che consente di distinguere la
claudicatio intermittens da altri disturbi
muscoloscheletrici o neurologici è la rapida
scomparsa dei sintomi se si interrompe l'esercizio:
in linea di massima un minuto.
Di indagini
strumentali non c'è quindi una grande necessità,
se non a scopo di conferma, soprattutto nella
localizzazione. Il test più vecchio, ma comunque
affidabilissimo , è il rapporto tra la pressione
arteriosa massima misurata alla caviglia e quella
misurata al braccio Se il valore è uguale o
superiore a 0,95, la circolazione arteriosa alle
estremità è normale, se è inferiore è
probabile l'ostruzione. Più recentemente per
valutare il flusso arterioso si è ricorsi anche
a tecniche radiologiche con mezzo di contrasto
come l'arteriografia oppure, grazie a sostanze
traccianti, anche alla visualizzazione delle
arterie durante il movimento.
- * Le cause
Il dolore
insorge perché il muscolo, non più
adeguatamente ossigenato e nutrito dal flusso
arterioso (compromesso più o meno gravemente
dall'ostruzione) accumula sostanze tossiche, in
pratica lo stesso meccanismo che conduce ai
crampi da fatica ma enormemente accelerato.
A seconda della localizzazione del dolore è
possibile stabilire quale arteria o segmento sono
compromessi.
- Dolore
al piede: ostruzione del segmento dell'arteria
femorale superficiale che corre lungo la
tibia
- Dolore
al polpaccio: ostruzione dell'arteria
femorale superficiale
- Dolore
alla coscia: ostruzione del tratto ileo
femorale (zona del bacino)
- Dolore
al fianco o alla natica: probabile
ostruzione dell'aorta inferiore o dei
tratti iliaci
Come si è
detto, nella maggior parte dei casi l'ostruzione
è dovuta ad aterosclerosi, ma possono esserci
altre cause, per esempio malattie rare come la
tromboangioite obliterante, oppure l'embolia. A
volte a produrre la claudicatio può anche essere
l'ernia di un disco vertebrale, ma in questo caso
il dolore ha origine dalla compressione di un
nervo e il medico può arrivare molto rapidamente
a distinguere le due condizioni rifacendosi al
test della pressione arteriosa descritto prima e
constatando l'assenza di riflessi nervosi.
- * La terapia
+
- Date le
premesse, la cura della claudicatio
intermittens è la stessa che si attua
nei pazienti che hanno una forte
probabilità di infarto o ictus: niente
fumo, riduzione dei grassi alimentari,
terapia con farmaci antitrombotici (dall'aspirina
a basso dosaggio in su). Non va comunque
trascurato il ruolo della terapia fisica
riabilitativa.
+
- Infatti,
la revisione degli studi pubblicati al
riguardo conferma che un buon programma
di esercizio, meglio sotto la guida di
uno specialista, è in grado rallentare
la comparsa dei sintomi e di attenuarli.
In media, la capacità di camminare
aumenta del 150%, e si hanno
miglioramenti significativi anche a
confronto con la terapia antiaggregante e
la chirurgia.
+
- Quest'ultima
viene di norma riservata ai casi più
gravi. Inizialmente si trattava di veri e
propri interventi chirurgici di by-pass
dell'arteria compromessa, mentre ora si
ricorre più spesso all'angioplastica
percutanea.
+
- E' lo
stesso intervento che si attua sulle
coronarie, e consiste nell'inserire
attraverso la pelle una piccola sonda
dilatabile (palloncino) così da
ripristinare il flusso nel vaso.
- Recenti
studi sembrano dimostrare che ancora più
efficace è l'applicazione di uno stent.Lo
stent è una sorta di manicotto che si
posizione dopo aver dilatato l'arteria
con la sonda, e che impedisce al vaso di
richiudersi.
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