aUn pò di
storia sulle abitudini alimentari italiane
La
trasformazione delle abitudini alimentari
comincia in Italia nella seconda metà dell'800,
come diretta conseguenza del processo di
modernizzazione della produzione agricola, che
investe, anche se in modo discontinuo, tutta la
penisola.
Nei
primi del 900 alle soglie del nuovo secolo la
situazione alimentare della massa presentava
grossi problemi. Infatti, sia nelle campagne sia
nelle città il popolo viveva sulle soglie dell'indigenza.
Una corretta nutrizione era esclusiva dei gruppi
sociali più abbienti, mentre la maggior parte
della popolazione mangiava più per sfamarsi che
per nutrirsi.
Gli
anni immediatamente successivi alla guerra vedono
un'Italia prostrata sia economicamente che a
livello di risorse. La popolazione era molto
affamata, il razionamento dei viveri messo in
atto durante il conflitto aveva contribuito allo
sviluppo del mercato nero, squilibrando
ulteriormente l'economia italiana già instabile.
L'alimentazione era ancora subordinata alle
possibilità economiche e le abitudini dei
diversi gruppi sociali erano ben definite.
Le
fasce meno abbienti sono ridotte alla fame, ma
quasi tutta l'Italia è malnutrita. Gli squilibri
nutrizionali dovuti alla quasi totale mancanza di
carne e pesce, e al razionamento di tutto il
resto, sono arrivati a livelli altissimi, la
situazione nelle campagne è pessima, ma nelle
città è disastrosa.
aI nuovi
comportamenti alimentari nell'Italia degli anni '90
Partendo
dal fatto che ad essere cambiato non è solo il
reddito degli italiani e il conseguente potere d'acquisto,
è cambiato anche lo stile di vita. L'esodo dalle
campagne, l'urbanizzazione, l'emancipazione della
donna e il lavoro fuori casa per la maggior parte
di loro, l'aumento delle famiglie mononucleari ,
sommata ad una forte diminuzione dei lavori
pesanti che si affianca ad un minor fabbisogno
calorico giornaliero, ha determinato una forte
spinta verso il cambiamento degli stili
alimentari.
A
questo bisogna aggiungere il cambiamento nella
struttura stessa del pasto. Ci si trova a fare
sempre più spuntini e fuori pasto nella nostra
giornata, il pasto di mezzogiorno, che vedeva
riunita l'intera famiglia attorno al tavolo a
gustare i manicaretti preparati dalla mamma è
sempre meno frequente. Il pasto principale della
giornata non è più il "pranzo" ma la
"cena", dato che, soprattutto nelle
grandi città, raramente si torna a casa per la
pausa pranzo, ma si fa un breve intervallo al bar,
al fast food o in mensa.
Diretta
conseguenza di questo stile di vita è l'aumento
dei consumi fuori casa, rosticcerie e ristoranti,
bar, ecc , si sono prontamente diffusi vista la
grande richiesta di un pasto pronto da portare in
tavola anche la sera, quando la donna rientra da
lavoro troppo stanca per poter cucinare. Molto
spesso, però, si cena direttamente fuori casa,
ed è ormai la norma festeggiare al ristorante
eventi personali o famigliari. Il banchetto al
ristorante ha preso il posto dei grandi pranzi
con molte portate che fino a qualche anno fa
venivano preparati in casa.
Il
mercato, sensibile alle crescenti richieste, ha
fornito alle famiglie un valido aiuto, nel campo
dei cibi pronti, infatti si sono moltiplicati
quei prodotti già preparati venduti in tutti i
supermercati, che vanno dai sughi, alle pizze
surgelate, alle paste pronte da mettere nel
microonde o in padella, agli arrosti già
preparati e conditi pronti in tempi brevissimi.
Sulla
scia di questa accresciuta esigenza di cucinare
in tempi ristretti, anche i cibi freschi sono
pronti per essere portati in tavola, insalata
già lavata e pulita, minestrone già selezionato,
lavato e pronto per essere cucinato, pesce pulito,
lavato e spinato, fresco e di qualità che
bisogna solo condire e infornare o cucinare,
senza contare i tanti prodotti surgelati che si
trasformano in piatti appetitosi, con poco
dispendio di energie da parte della "cuoca".
Nei
moderni supermercati si può trovare tutto,
sempre fresco e di ottima qualità, confezionato
in quantità variabili che tengono conto delle
sempre più numerose famiglie mononucleari.
A
tutto questo bisogna aggiungere l'aumentata
dinamicità della nostra vita sociale, se
arrivano amici all'improvviso, si può
organizzare un'appetitosa cenetta con gli
alimenti già pronti o, niente di più semplice,
si può andare a prendere pizza, pollo arrosto e
patatine nella rosticceria sotto casa.
Il
pasto non è più il mezzo per dimostrare lo
status sociale o la perfetta padronanza dell'arte
culinaria, è solo il mezzo per poter stare
insieme. In linea di massima, infatti, anche le
donne che non lavorano fuori casa dedicano al
pasto e alla sua preparazione sempre meno tempo,
preferendo impiegare il tempo risparmiato per
altre incombenze.
Un
altro elemento ha contribuito a cambiare le
abitudini alimentari degli italiani: "la
dieta". Il bisogno di controllare la nostra
nutrizione, per prevenire molte malattie in cui
la cattiva alimentazione è un fattore
determinante, ma soprattutto per avere un corpo
magro, perfettamente allineato ai canoni estetici
del momento è diventato un imperativo categorico.
Ormai
non ci sono ostacoli di natura economica, quasi
tutti i prodotti alimentari esistenti in
commercio sono alla portata delle nostre tasche,
questa libertà di acquisto, si tramuta in
attenzione alla qualità dei prodotti e al
ritorno sotto certi aspetti a cibi più naturali,
che soddisfano sia il nostro gusto che il nostro
ritrovato interesse per le cose genuine che fanno
bene alla linea.
Ormai
la popolazione italiana non lavora più per
sfamarsi come accadeva fino al secondo dopoguerra,
una vita il più delle volte fatta di stenti e
rinunce, condotta sul filo della sopravvivenza,
non è più concepita come possibile. Dopo secoli
di stenti contrassegnati da denutrizione e
malattie, in cui la possibilità di fare pasti
completi ogni giorno era vista come una
eventualità irrealizzabile. Finalmente una
corretta alimentazione è alla portata di tutti.
Anche
le famiglie con poche possibilità economiche,
purtroppo fortemente in aumento, i cosiddetti
nuovi poveri, destinano parte delle loro esigue
entrate all'acquisto del cibo e parte a beni
"superflui" di cui però attualmente
non si può fare a meno.
Proprio
per questo, o come conseguenza di ciò, il cibo
perde importanza nella scala sociale a favore di
beni materiali che, nati come accessori,
diventano con il passare del tempo beni di prima
necessità alla stessa stregua del cibo. L'automobile,
una casa confortevole, mobili belli, il
televisore, elettrodomestici all'avanguardia, il
telefono cellulare, svaghi, vacanze, cinema,
teatro si insinuano inesorabilmente nei nostri
desideri.
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