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Anoressia

  • Sintomi - evoluzione e diagnosi
  • Trattamento e cura

Al centro del disordine alimentare, ci sono fattori d'origine sociale, psicologici, emotivi . . . .

8 Sintomi - evoluzione e diagnosi

L'evoluzione dell' anoressia si può dividere in tre fasi:

- Prima fase:

Inizialmente le fatiche dovute alla restrizione alimentare vengono "rinforzate" (cioè elogiate e approvate) dai genitori, dai parenti e dagli amici, e ciò procura una grande gratificazione e soddisfazione personale, soprattutto se il disagio e la sofferenza di partenza erano considerevoli.

In un secondo momento lo stress e le fatiche della restrizione vengono sostituiti da un maggior senso di energia e da un generale stato di benessere. Questo sembra essere un meccanismo biologico essenziale per la conservazione della specie: infatti nei momenti di carestia è necessario che qualsiasi animale o essere umano faccia fronte a tale emergenza con un innalzamento dell'umore e di vitalità, per sopportare meglio la difficoltà e mettersi alla ricerca di nuovo cibo.

- Seconda fase:

Quando termina lo stato di benessere dovuto alla perdita di peso, la mente viene via via invasa da pensieri ossessivi riguardanti il cibo. Anche questi pensieri nascono dall'istinto naturale, che governa la persona sino a quando non trova cibo per alimentarsi e quindi sopravvivere.

Tale desiderio di nutrirsi è così intenso che la persona diventa sensibile a ogni odore, profumo e stimolo riguardante il cibo, e tutto il resto viene messo in secondo piano.

Nasce così la paura di ingrassare e di perdere il controllo, e in effetti il rischio di abbuffate esiste, e per questo in tale fase si accentuano i rituali ossessivi e le regole rigide elencati in precedenza.

L'umore diviene depresso, irritabile, ansioso, e genitori e parenti che circondano la ragazza cominciano a criticarla con insistenza

- Terza fase:

Si accentuano sempre più le emozioni negative; vengono anche compromesse le funzioni delle attività mentali superiori come la concentrazione, la memoria, la capacità di giudizio critico.

Se nella seconda fase è ancora possibile studiare e ottenere buoni risultati a scuola, in questa ci si trova nell'impossibilità di seguire una normale attività sia scolastica che lavorativa.

Quando la perdita di peso è particolarmente accentuata, l'iperattività viene incrementata.

Frequenti sono inoltre i disturbi del sonno.

Infine, per una percentuale di ragazze che vanno incontro alla morte, nei mesi che precedono questo tragico evento scompare l'ossessione per il cibo e compare un profondo stato di depressione e di astenia. A questo punto le capacità logiche e critiche sono a tal punto compromesse che la ragazza non si rende più conto di cosa sta succedendo, e solo se obbligata e fisicamente costretta a mangiare è possibile un recupero, pena la morte.

Dalla descrizione fatta si può comprendere come man mano che il dimagrimento si fa più severo la mente viene invasa sempre più dalla paura di perdere il controllo e di ingrassare. Questo pensiero diventa col tempo l'unica legge che governa la mente di queste ragazze, al punto che diventa impraticabile ogni tentativo di convincerle a un trattamento se non quando toccano il fondo.

Dopo la guarigione molte ragazze hanno affermato che solo nella fase iniziale la capacità di comprensione sia intatta e il pensiero orientato verso un forte desiderio di dimagrire, mentre dalla seconda fase in poi la lucidità di ragionamento è compromessa.

Questo fa capire che la motivazione al trattamento dovrebbe iniziare quanto prima, nella seconda fase almeno, altrimenti solo un forte processo di costrizione può far desistere una ragazza dal perseverare.

8 Come affrontare la situazione ?

Che cosa deve fare una paziente affetta da anoressia che intenda seriamente affrontare il problema, o, nel caso la paziente non fosse ancora motivata, che cosa devono fare i familiari per convincerla ad affrontare il problema?

Bisogna ricordare innanzitutto che l'anoressia è un grave disturbo che coinvolge l'intera personalità e che nella maggioranza dei casi ha radici lontane nel tempo.

Non dimentichiamo infatti che si tratta di una malattia a "tempo pieno" (soprattutto nella sua fase iniziale) che occupa minuto dopo minuto l'intera giornata di una ragazza, lasciandole poco spazio per altre attività.

Inoltre l'anoressia presenta a volte lunghi periodi di "incubazione", in cui non è ancora manifesto il dimagrimento fisico, ma durante i quali è attivo in fase premorbosa un esasperato perfezionismo, con la ricerca assoluta di fondare la propria autostima su precise performance (studio, lavoro ecc.).

Per intenderci, una ragazza che studia dalla mattina alla sera, consegue risultati eccellenti e riserva un piccolo spazio alle attività sociali può trovarsi in una fase di incubazione, e solo quando cerca lavoro o si trova di fronte alle prime grosse difficoltà può reagire con una chiara restrizione alimentare che la porta a uno stato di grave emaciazione. Solo allora si può riscontrare il suo reale stato di malessere.

8 Trattamento e cura:

Dopo che la paziente ha accettato di partecipare a un intervento la strada può essere ancora lunga e faticosa.

Nella maggioranza dei casi non sussiste ancora una reale motivazione al cambiamento, la partecipazione è dettata più dalle spinte dei genitori che da una reale consapevolezza di malattia. È comunque importante che la paziente sia seguita, anche se non emergeranno risultati immediati. Purtroppo a volte bisogna affrontare uno o più ricoveri d'urgenza e altre drammatiche emergenze prima che la ragazza si convinca ad affrontare il problema.

È una realtà cruda, ma è sbagliato alimentare false speranze. A volte i familiari e le pazienti devono vivere momenti molto difficili prima di avviarsi sulla strada giusta, e in questo l'anoressia assomiglia molto alla tossicodipendenza, con alti e bassi che durano anni.

Quando la paziente è pienamente consapevole del passo che sta per compiere e ha accettato di entrare in psicoterapia responsabilmente, è utile stilare un contratto, cioè una dichiarazione di intenti su ciò che lei si deve aspettare dall'intervento del nutrizionista o dello psicologo (quindi gli impegni che questi si assumono) e ciò che la paziente è disposta a fare.

Questo passaggio è indispensabile per costruire un rispettoso rapporto terapeutico tra le parti.

- Chi contattare ?

Specialisti del settore di riconosciuta esperienza o, inizialmente, il medico di famiglia, che può mettere in evidenza il problema.

La malattia presenta infatti un aspetto nutrizionale e un aspetto psicologico, quindi il lavoro deve essere svolto contemporaneamente da un nutrizionista che conosca l'anoressia e da uno psicologo specializzato nei disturbi alimentari. Solo un lavoro d'équipe può realizzare un trattamento efficace.

È importante chiedere esplicitamente e senza timore agli specialisti se sono competenti nei disturbi del comportamento alimentare, altrimenti si rischia di fare un dannoso "buco nell'acqua".

Di norma, il primo incontro avviene con un medico, che poi invia a una équipe specializzata, mentre è più difficile che avvenga con uno psicologo, in quanto raramente le pazienti ritengono di essere affette da problemi di ordine psicologico: solo con il passare del tempo la ragazza comprenderà l'importanza di questo approccio.

- Nel contratto stabilire:

  • La durata della terapia
  • Il numero di incontri
  • In quali casi si dovrà sospendere il trattamento o concluderlo (mancanza di esecuzione dei compiti per casa, non partecipazione regolare alle sedute ecc.)
  • Le tappe intermedie da raggiungere per conseguire la meta finale.

Un contratto chiaro e corretto evita inutili oscillazioni nei rapporti, che prolungano la terapia a danno del risultato.

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